Mappa India

UN' ESPERIENZA

Qualcuno cantava “…dipende…da che dipende? da che punto guardi il mondo, tutto dipende…” probabilmente non si sbagliava.

Alcune situazioni ti segnano e ti fanno osservare la stessa realtà da un punto di vista diverso.

Noi abbiamo avuto l'opportunità e la fortuna di poter trascorrere un mese della nostra vita nel Nord dell'India. Sarebbe potuta essere una bella vacanza ma alla fine si é rivelata un'intensa, forte e articolata esperienza.

All'inizio era solo un'idea strampalata come tante altre che attraversano la testa mentre segui una lezione in università, mentre sorseggi una birra tra amici, mentre fissi il vuoto in una cartina. Poi l'idea ha preso piede e ci siamo trovati a scendere dall'aereo a New Delhi.

Difficile descrivere a parole cosa sia successo una volta usciti dall'aeroporto. Un rimescolamento di emozioni diverse e contrastanti. Respiri un'aria densissima, l'odore è forte, particolare, talvolta nauseabondo, impregna tutto. L'elevata temperatura è accompagnata da una umidità esagerata.

E' come essere catapultati in un'altra realtà, in un altro mondo. E' tutto incredibilmente nuovo e diverso, non c'è nulla che ricordi il nostro occidente se non all'opposto: società, cultura e religione.

I tanti aspetti piacevoli come i colori dei vestiti delle donne indiane, le meraviglie architettoniche dei tempi passati, la rigogliosa vegetazione, si contrappongono agli aspetti più difficili, come l'estrema povertà, la sporcizia e l'inquinamento. Certe cose siamo abituati a vederle in televisione, non siamo pronti a passarci in mezzo e a viverle.

La quotidianità e lo stile di vita sono le cose che più colpiscono. Essere circondati da tante persone, vederle per strada, nel caotico e frenetico traffico, dietro le bancarelle di frutta o roba usata o dietro a un carretto stracarico di mercanzie, osservarle mentre si riposano, mentre svolgono pesantissimi lavori, mentre si lavano e mentre mangiano. Si alternano curiosità, sconvolgimento, divertimento, pena, un po' d'allerta.

All'inizio ti senti come bloccato, paralizzato, incapace di reagire, vorresti quasi fuggire; poi con il passare del tempo ti sembra di abituarti, anche se la tua testa non cessa di essere bombardata da immagini ed emozioni forti.

Andando in giro per strade, scopriamo altri mille particolari: suoni, odori, colori, sapori, sguardi…non c'è nulla di banale, nulla di già visto in ogni città o piccolo villaggio che visitiamo. Jaipur, incantevole, arabeggiante, con i suoi palazzi e gli elefanti. Agra con il maestoso e imponente Taj Mahal e la città fantasma di Fathepur Sikri. Orchha, misteriosa, con i palazzi Moghul abbandonati sperduti nella giungla e gli avvoltoi che volteggiano sulle nostre teste. Khajuraho, con le armoniose sculture dei templi erotici. Varanasi e il Gange, luogo sacro per gli Hindu, carico di spiritualità e di ritualità.

E infine abbiamo trascorso dieci giorni a Calcutta, megalopoli di 13 milioni di abitanti, in cui convivono più che mai le contraddizioni di questa terra, dove lo sviluppo illogico condiziona la vita di tutti i giorni : gente che mangia, dorme e vive sui marciapiedi, sempre che sia lecito chiamarli così, che deve fare i conti con un inquinamento che ti toglie il fiato, che butta ogni cosa per strada, credendo ancora di avere a che fare con le foglie di banano e non capendo che la plastica non scompare.

In questo contesto Madre Teresa ha saputo far nascere dal nulla dei centri di accoglienza e ricovero per malati e bisognosi di qualsiasi età, religione e razza.

Noi abbiamo lavorato a Prem Dan, la casa degli infermi fisici e mentali. Le prime due ore del primo giorno ti senti perso, cerchi di capire cosa puoi fare, osservando attentamente i volontari che sono lì da più tempo. In breve comprendi e ti metti a lavorare: ci sono così tante cose da fare. La pulizia degli stanzoni dopo aver impilato tutti i letti: quanti secchi andati a prendere al pozzo e che divertimento le scopine di saggina. La lavatura dei panni al lavatoio: il vecchio al calderone d'acqua bollente, le bastonate sui vestiti, il risciacquo in doppia vasca, strizzare e stendere in terrazzo. Dar da mangiare ai malati e lavare i piatti. La fisioterapia.

La situazione sanitaria indiana é abbandonata a se stessa, e per chi non c'é stato e' difficile immaginare cosa ci si può trovare davanti al momento delle medicazioni.

I centri delle Sisters of Charity sono delle oasi di pace rispetto a quello che c'è attorno. Dove sarebbero i ragazzini lievemente e gravemente handicappati del Dahia Dan o i moribondi di Kalighat?

Chi si sarebbe potuto immaginare come lavorano le suore di Madre Teresa, con che dedizione, con che amore, in quali situazioni estreme. Il loro enorme sforzo sembra inutile rispetto a quanto si potrebbe fare. Ma nonostante tutto, dopo Madre Teresa, tanti altri uomini e donne seguono con dedizione le sue orme e cercano di amare il prossimo come se stessi. Sembra quasi che lo facciano con estremismo.

Anche pochi giorni possono aiutarti a capire quanto sia importante un piccolo gesto, una carezza di conforto, un sorriso. In questi centri si incontrano uomini e donne, spesso sofferenti, che trovano nelle suore e nei volontari persone che sanno voler loro bene. Spaventa vedere l'apparente disorganizzazione e i limiti delle suore e questo incondizionato e spropositato servizio d'amore.

Il vantaggio di aver potuto lavorare con altri volontari con e per alcuni indiani è stato per noi estremamente significativo.

L'India ti segna indelebilmente, ti condiziona in tutto quello che fai e che pensi una volta tornato a casa. L'India è un'esperienza. L'India è l'India e più di tanto non può essere spiegata, deve essere vissuta.

 

Alessia e Paolo

 

 

 


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