Mappa Brasile

12 ottobre 2005 - “de Brasil!”

Boa tarde!
In diretta dal Brasil la vostra corrispondente Alessia, o come mi chiamano qui Alexia.

Cominciamo dal volo....é stato un insieme di situazioni comiche a partire da Milano...sul primo volo dove eravamo sedute ovviamente???ma sull’ala!!!....dopo aver atteso 1h e aver girato tutte le piste della Malpensa a bordo dell’aereo finalmente si parte...
Arrivo a Parigi, visita alla Tour Eiffel e a Notre Dame...poi rientro in aeroporto...ci sono due posti vicini?NO...ma come no...12h di volo separate???...alla fine saltano fuori!.. per qualche minuto sembrava che avessero perso i nostri bagagli...tutto risolto anche quello!...ed ecco che arriviamo al metal detector:
mi scusi ma deve togliere le scarpe... si?perché? ...perché sono alte (avevo gli scarponcini)....passo a piedi scalzi e suona...mi scusi si fermi, posso palparla?...si (ma potevo rispondere di no???)...e finalmente recupero le scarpe, e via sull’aereo...per la prima volta non c’é succo di mela...per il resto il volo TAM é confortevole anche se lungo (spettacolare la notte stellata e il cambio della volta celeste al passaggio sopra l’equatore!)

Ora mi trovo in una delle favelas di São Paulo (brutta città anche se per ora ho visto molto poco), un’area che sembra un nido d’ape...credevo di aver visto tanta gente in India, ma qui in città è veramente incredibile!

Appena arrivata abbiamo subito (io, Francesca e suor Sonia) fatto un giro nelle case di alcune famiglie che sono in contatto con il centro di formazione giovanile in cui mi trovo ora...in alcuni momenti avrei voluto scoppiare a piangere...la povertà è disarmante, ti penetra e ti coinvolge...è una povertà diversa da quella indiana, più violenta, più complicata, forse perchè pur non disponendo di una casa ma solo di quattro mura su cui appoggiano una lamiera per ripararsi, che si trovano su fogne a cielo aperto, con un
solo letto in 11 persone, fanno di tutto per comperarsi quelli che sono dei veri e propri status symbol, la televisione (magari con la parabola), il cellulare, la radio...
E sono poche le famiglie composte da padre, madre e figli: il padre spesso non c’é perché ha abbandonato la famiglia per andare con un’altra donna, oppure c’é ma utilizza tutto il denaro per comparare la droga, privando di cibo anche una figlia di pochi mesi....la donna resta a casa ad accudire
i figli e ne mette al mondo più che può (anche con uomini diversi) nella speranza che trovino un lavoro e portino a casa dei soldi.
Gli uomini non sono certo i migliori del mondo qui, ma anche le donne fanno la loro parte: cercano l’uomo con la moto o con la macchina più bella e rumorosa (per Dario: anche qui conoscono il NOS...e probabilmente lo usano anche...) e come dicono gli uomini brasiliani “non hanno testa”...

Qui al centro invece tutto procede tranquillo...sr Sonia, Eliane, Annamaria e Esperança sono veramente in gamba. Ogni giorno circa 120 bambini dai 3 ai 6 anni frequentano la scuola materna mentre un 100 di adolescenti dai 7 ai 15 rimangono mezza giornata per fare varie attività quando non sono a scuola. Io e Francesca diamo una mano....siamo delle tuttofare...pulisci, cucina, lava, gioca, fai la spesa, fai i cagnolini con i palloncini, pittura, trasloca....insomma, non c’é molto tempo libero....ma tutto sommato é bello così.
Al centro c’é anche un pappagallo, Loreto...canta l’avemaria, saluta, chiede il caffé, fa un casino incredibile, insomma é un personaggio!

Il tempo non é dei migliori, del resto ci troviamo si sul tropico, ma qui é inizio primavera e per di più siamo a 800 mt e il tempo cambia facilmente da un’ora con l’altra.

Capitolo portoghese...capirlo lo capisco abbastanza bene se parla un italiano, un po’ meno se parla un brasiliano...parlarlo é ovviamente un po’ più difficile ma con l’aiuto delle suore e di alcuni adolescenti imparo ogni giorno qualche parola nuova e inizio a comporre le prime frasi...insomma mi faccio capire
bene o male!

E come prima missiva dal Brasil é tutto...

Até logo,
Alessia

23 ottobre 2005 - ”alcune impressioni…”

23 ottobre 2005, giornata mondiale delle missioni.
Quale posto migliore dove vivere questa giornata se non qui in Brasile, in una missione, a contatto con i missionari?
La mia esperienza continua, giorno dopo giorno entro in contatto con sempre più persone, ognuna con una sua situazione particolare.

In settimana sono stata a trovare alcuni malati che vivono nelle favelas qui attorno con sr. Annamaria. Ci sono invalidi, paralitici, malati di cancro, malati di sclerosi multipla... insomma a una prima descrizione non sembrerebbe molto diverso dalla situazione italiana.
Poi però tutto cambia quando si pensa che Juliana, 24 anni, vive su una sedia a rotelle, quasi completamente paralizzata, da quando il fidanzato le ha sparato. Juliana ha un sorriso stupendo, ma ancora più bello é quello della sorella Jacqueline, 18 anni, che, dopo essere tornata da scuola, si preoccupa di preparare il pranzo per la sorella, il fratellino, il fratello sempre ubriaco e la madre malata di cancro. Tutti vivono in neanche 30 m², con 300 reais al mese (pensione minima che lo stato concede a Juliana come pensione di invalidità)...peccato che la madre debba spenderne più di 200 ogni mese per comperare le medicine...
E poi c’é un signore che vive con la sua famiglia in una favela costruita letteralmente sopra la fogna, corrego come lo chiamano qui, non autosufficiente...quando figli e moglie non ci sono la sua unica compagnia sono i ratti che passano per casa e cani, galline e pulcini sporchi fino all’osso.
Poi c’é Clelia, 30 anni, da uno malata di sclerosi multipla...lei é più fortunata...ha studiato infermeria, viene da una famiglia in qualche modo più benestante di altre...sa che per le malattie terminali lo stato offre gratuitamente le medicine ai malati che in cambio devono sottoporsi a delle visite mediche
mensili (da quello che ho capito dovrebbe trattarsi di una sperimentazione di farmaci)...le piacerebbe riprendere la sua professione, ma i continui mal di testa, i crampi, la mancanza di equilibrio glielo impediscono...

Queste di certo non sono le situazioni peggiori. São Paulo é piena di meninos da rua, ragazzi di strada che preferiscono vivere sotto i ponti protetti solo da cartoni piuttosto che rimanere nelle loro famiglie dove ci sono genitori che non li considerano, genitori che li picchiano e si approfittano di loro.
Ragazzi che sniffano cocaina, e chissà quant’altro. Non sono ancora entrata in contatto con nessuno di loro...ma é una delle cose che mi piacerebbe fare prima della partenza.

Di certo non appare un quadro molto felice...le persone qui si accontentano di poco, del necessario per sopravvivere...anche se poi quando si incontrano le persone per strada sembrano tutti di un certo status sociale perché in Brasile l’apparenza é tutto...é meglio quindi avere dei bei vestiti, un cellulare, un bel taglio di capelli, le unghie curate, piuttosto che un po’ di cibo in più, una casa pulita.

Al prossimo racconto...che sarà purtroppo anche l’ultimo da questa terra ricca di contraddizioni, caratterizzata da decine e decine di razze e etnie diverse (come non ho mai visto da nessuna altra parte)...

Até mais,
Alessia

1 novembre 2005 - ”ancora notizie da Sao Paulo”

1 novembre, ultimo giorno.
Ieri sono riuscita a conoscere alcuni ragazzi di strada in un centro diurno...ho constatato effettivamente come la vita peggiore non sia quella nelle favelas.

Ci presentiamo agli educatori: Nico, Paolo, Markus, André e una ragazza di 20 anni che fino all’anno scorso viveva per strada e ora che é in un centro di accoglienza tiene dei laboratori per imparare a decorare oggetti con la carta.
Il centro non é grande...Felipe, 14 anni (ma fisicamente ne dimostra almeno 20), ci porta in giro e ci mostra i lavori che fanno i ragazzi: mobili, oggetti con carta o cartone, oggetti fatti con la pietra pomice levigata.
I ragazzi oggi sono una quindicina...ovviamente in un pomeriggio non si può pretendere di conoscerli tutti...anche perché molti sono chiusi in se stessi, schivi...i loro occhi parlano...raccontano di una vita per strada (molti pensano di averla scelta liberamente), di una vita di miseria e sofferenza tremenda.
Questo tipo di povertà é meno diffusa che in India, ma é ugualmente devastante, anzi forse di più perché é violenta, cattiva, pericolosa (per loro e per gli altri), aggressiva (un ragazzo e una ragazza si azzuffano con calci e pugni per una felpa durante un momento di riflessione).
Sono adolescenti che hanno perso la loro innocenza, che sono cresciuti in fretta (o meglio che hanno dovuto crescere)...mantenendo però un cervello che ragiona come un bambino (i loro disegni sono molto esplicativi di questo fatto). Si fanno quindi schermo con l’aggressività e la violenza per riuscire
a sopravvivere, fumando e sniffando colla per dimenticare la sofferenza e la tristezza, per non sentire i morsi della fame.
C’é stato un momento di riflessione sulla LIBERTA’...molti si sentono liberi quasi completamente...liberi di stare per strada, liberi di sentirsi liberi di fare ciò che vogliono...ma in realtà imprigionati nei condizionamenti della società in cui vivono, nel sistema che li imprigiona e che fa sì che si sentano liberi....ecco forse é questa l’unica innocenza che é rimasta loro.

Si conclude domani la mia esperienza in Brasile...me ne vado con un bagaglio di immagini e situazioni vissute che mai avrei pensato sperimentare...ho toccato a vicino cosa vuole dire vivere quaggiù nei bassifondi...ma porto con me soprattutto i sorrisi e gli abbracci di tutta la gente che ho conosciuto!

Alla prossima mail...stavolta dall’Argentina!

Alessia

 


© Copyright 2006, lucaboati.it